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O Vommero  con la “riforma del decentramento” del 2005, con l’Arenella forma la Municipalità V, che, con i suoi 120.000 abitanti, è la più densamente popolata della città.

Il punto più alto del quartiere è la Certosa di San Martino con un’altitudine di 251 m s.l.m.

In epoca greca, la collina vomerese era chiamata Bomòs (βωμός, cioè “altura”), nel Seicento si diffuse il nome Vomero, derivazione del greco Bomòs, corrotto in vomòs.

In epoca romana, la collina vomerese era chiamata Paturcium (probabilmente da Patulcius, nome connesso a Giano, il dio a cui la collina era dedicata) e nell’alto Medioevo, per corruzione linguistica, Patruscolo o Patruscio.

Il toponimo attuale, Vomero, attestato alla fine del Cinquecento (quando si riferiva però non all’intera collina, ma ad un antico casale), trae presumibilmente origine dalla sua antica vocazione agricola e al gioco del vomere, un passatempo contadino che sanciva come vincitore chi, con il vomere dell’aratro, avesse tracciato un solco quanto più possibile dritto. Comunque proprio l’attività legata ai campi e la gran messe di verdure coltivate gli valsero per secoli il soprannome di Collina dei broccoli.

Fino alla fine del XIX secolo costituiva una periferia pressoché disabitata e lontana dalla città di Napoli, le sue parti più antiche come il rione Antignano, erano nuclei abitativi rurali, villaggi che sin dai tempi dei Romani sorgevano sulla “Via Puteolis Neapolim per colles” strada che prima dello scavo della galleria di collegamento tra Fuorigrotta e Mergellina costituiva l’unico collegamento via terra tra la zona flegrea e la città. Intorno al II secolo d.C. la strada fu risistemata e chiamata via Antiniana, da cui il nome al rione. Proprio nell’antico villaggio che oggi è il rione di Antignano la tradizione vuole sia avvenuto per la prima volta il miracolo di San Gennaro, tra il 413 e il 431.

Successivamente, dopo la dominazione Normanna e quella Sveva, con gli Angioini Napoli divenne capitale nel 1266 (rimase tale fino all’Unità d’Italia nel 1860). Cominciò a sorgere dunque l’esigenza di risalire le pendici della collina vomerese, soprattutto per ragioni strategiche. La zona cominciò dunque a popolarsi soprattutto a partire dalla costruzione del Chiostro Certosino nel 1325 e quasi contemporaneamente gli Angioini sostituirono l’antico torrione di vedetta (d’epoca normanna) vicino al quale sorse il Chiostro, con il Castello di Belforte, nucleo di partenza del Castel Sant’Elmo. L’assetto del restante territorio vomerese rimase tuttavia immutato.
Sotto gli Aragonesi e poi sotto gli spagnoli, Napoli andò incontro ad un vertiginoso aumento demografico, dovuto alla forte immigrazione dalla penisola iberica e dal resto del regno. La necessità di allargare il territorio cittadino indusse il viceré Pedro Álvarez de Toledo a dirigere lo sviluppo della città (allora solo pianeggiante) verso le pendici delle colline, rimaste fino a quel momento prive di significativi insediamenti abitativi. Tuttavia, nel 1556 una legge vietò la costruzione di nuovi edifici intorno a Sant’Elmo e, nel 1583, anche sulle pendici del colle.


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